Lo scorso 31 agosto si è consumata una tragedia al Centro per i rimpatri di Gorizia, dove un uomo di 28 anni ha compiuto un gesto estremo.

È successo a Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, e più precisamente al Centro per i rimpatri e per i richiedenti asilo (Cpr) del posto. Un uomo di origine pakistana di soli 28 anni ha compiuto un gesto estremo soltanto un’ora dopo essere arrivato al Cpr. Stando a quanto riportato dal giornale Messaggero Veneto, l’uomo aveva effettuato la visita medica di controllo in entrata al Centro. E non aveva mostrato comportamenti sospetti o anormali.
Per questo il suo gesto è apparso ancora più sconvolgente: dopo essersi sistemato nelle camerate, il giovane avrebbe atteso l’uscita di tutti i suoi compagni di camerata per poi decidere il peggio. A dare l’allarme al rientro in stanza sono stati proprio i compagni, di ritorno dalla pausa sigaretta, che si sono ritrovati di fronte alla tragica scena.
Si toglie la vita dopo un’ora al Centro per i rimpatri
La mattina del primo settembre la Polizia giudiziaria è stata chiamata sul posto per iniziare i doverosi accertamenti. Le autorità hanno dunque raccolto le testimonianze dei compagni di camerata e degli operatori del centro. La speranza è quella di ricostruire le cause del gesto, anche se è difficile risalire alle cause primarie di una decisione così drastica.

Secondo le parole di Giovanna Corbatto, Garante comunale per i diritti delle persone recluse, sarebbe inoltre azzardato ricercare le cause del suicidio nelle “condizioni di vita all’interno [del Centro] come causa o concausa di un gesto così estremo“. Il ragazzo, infatti, aveva trascorso soltanto un’ora al Cpr prima di togliersi la vita.
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Giovanna Corbatto ha inoltre aggiunto che il ragazzo non sembrava contrario a un rimpatrio volontario nel suo paese di origine: il Pakistan. “Non sappiamo se e quali fantasmi si portasse dietro, se la sua drammatica decisione sia stata pianificata o improvvisata, se avesse patologie“, ha poi aggiunto la Garante veneta.